

Succede che Vasco Rossi apra il suo concerto milanese (San Siro esaurito, persone che dormono per due giorni all'esterno dei botteghini per essere in prima fila) citando Spinoza: "Chi detiene il potere ha sempre bisogno che le persone siano affette da tristezza". Un pensiero tra i meno famosi del filosofo, sicuramente tra i più sconvolgenti per il '600. Quanto basta a Vasco, in ogni caso, per elevarsi a paladino di coloro che non detengono il potere, e quindi a donatore di gioia. Succede però che il giorno dopo Antonio Socci, su Libero, gli faccia notare che Spinoza era un malinconico che non mangiava e che morì da solo di tisi dopo mille persecuzioni. Vasco, che non aveva relegato a Spinoza il ruolo di donatore di gioia, bensì a se stesso, replica a Socci su La Stampa, regalandogli il più facile degli assist. Socci, infatti, scrive oggi sul suo blog che elevarsi a donatore di gioia quando le tue canzoni dicono, nelle migliore delle ipotesi, che "siamo soli" e che "qui si può solo piangere", è quantomeno bizzarro. Un duetto tra chi-specula-su-chi-a-sproposito (Vasco su Spinoza, Socci su Vasco: ci si appropria sempre di chi è più grande di te) che fa emergere una straziante verità: sono passati 331 anni dalla morte di Spinoza e la profondità delle elucubrazioni intellettuali non ha fatto altro che assottigliarsi mortalmente. In barba proprio all'amor dei del misero filosofo olandese.

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