domenica 9 marzo 2008

buonanotte a ligabue

Mezzora di Mtv al mattino mi ha restituito ai cantautori italiani. Il borsino è dolceamaro. Da un lato ci sono Jovanotti e Alex Britti. Il primo con la sua più incoraggiante consapevolezza di non essere solo anche se è solo, il secondo col suo lungo slide, ideale per festeggiare "un anno di malinconia" in un albergo di Milano. E della sempre meno italiana Milano parlano entrambe le canzoni ("ora la città è un film straniero senza sottotitoli", per Jovanotti, "è Milano con i suoi mille dialetti" per Britti). Ma in generale entrambe le canzoni sono un inno al pantesimo, del tutto in cui si fonde non solo Milano e la sua vita, ma anche l'esistenza in generale ("mi fondo con il cielo e con il fango", Jovanotti, "anche qui può arrivare l’odore del mare a prendermi", Britti).
Vabbè, tutto questo preambolo perchè volevo parlare del lato amaro. L'ultimo pezzo di Ligabue, "Buonanotte all'Italia", finisce con quel suo testo nazional-pacchiano per trasformarsi, da ode all'Italia, in pessimo prodotto della peggior tradizione belpaesistica. Insomma, in "S'è fatta notte Italia". Ma lasciamo parlare la canzone:
-"e zanzare vampiri che la succhiano lì se lo pompano in pancia un bel sangue così"
-"come se gli angeli fossero lì a dire che si è tutto possibile, come se i diavoli stessero un po’ a dire di no, che son tutte favole"
-"sdraiata sul mondo con un cielo privato"
-"di carezza in carezza di certezza in stupore tutta questa bellezza senza navigatore" (...)
Meno male che c'è Elio, in duo con Maccio Capatonda. La sua Milano di bonghettari, palazzinari ed Ecopass è da applausi.

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