sabato 2 febbraio 2008

cloverfield, consigli per la visione

Ci sono cascato anch'io. Come un banalissimo spettatore americano, ho trascorso tremando e rigirandomi quasi tutti i 78 minuti di Cloverfield. Stasera ho vissuto la mia esperienza più allucinante in una sala cinematografica. Mai capitato che non vedessi l'ora di uscire non per la bruttezza del film ma per il suo incedere senza sosta. E' come un lunghissimo attacco d'ansia. Bisogna essere predisposti, per quello. E a chi è predisposto sconsiglio la visione. E sconsiglio di cenare prima del film. Quella telecamera a mano non dà tregua. Ti giri intorno e ti chiedi perchè proprio stasera la platea di tamarri del Med Maxicinema è ammutolita, non commenta, non spezza la tensione. Cerchi gli sguardi, parli al tuo amico, vorresti accendere il cellulare e guardare l'ora, e a volte valuti l'idea di uscire anzitempo. La platea di tamarri, scoprirai alla fine, era ammutolita per i tuoi stessi motivi. La fine del film è un assafà generale, una liberazione per tutti.

Già definito "Godzilla ai tempi di Youtube", Cloverfield è anche The Blair Witch Project ai tempi di Bin Laden. L'horror non è più in un bosco di Burkitsville, tra streghe, totem e impronte di mani di bambini. L'horror è in piena Manhattan, dove un mostro gigante che incarna il fantasma del terrorismo distrugge palazzi e sparge polvere e fiamme a New York. Proprio quello che centinaia di telecamere hanno ripreso durante l'11 settembre 2001. La paura che ti arriva in casa, rovinando le tue abitudini, devastando ciò che è noto, irrompendo nelle breaking news, è così sconvolgente da far passare in evidente secondo piano una sceneggiatura elementare e un cast (saggiamente) anonimo. L'applauso, liberatorio, ci sta tutto.

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