mercoledì 27 febbraio 2008

divieti bizzarri



Trovato in un bar di Milano (che dà resti falsi, che se te ne accorgi ruba le monete dal vaso delle offerte di solidarietà, e che non ti fa lo scontrino): "E' vietato osservare o sostare dietro i giocatori delle new slot". Con tanto di traduzione, "You cannot stay behind the players". Ma saranno cazzi miei dove voglio stare? Ma quant'è deprimente il mondo dei giocatori di videopoker?

martedì 26 febbraio 2008

lunedì 25 febbraio 2008

dNews, dDay



Qui il pdf delle 4 edizioni

venerdì 22 febbraio 2008

meno due


Si parte.
Tra ansie e scontorni si parte.
Tra pollaiuolo e ugo bassi si parte.
Tra livori e dell'utri si parte.
Tra happy hour e kebab si parte.
Si parte.

martedì 19 febbraio 2008

c'è così tanto da immaginare

Certo, magari a non tutti capitano infermiere allo stesso tempo sexy e così appassionate e disponibili. E non tutte le persone colpite da ictus hanno lo stesso trattamento di una quasi icona come l'ex direttore di Elle. Ma la regia di Schnabel (premiata a Cannes 2007) è in grado di farci capire che tutti possiamo diventare farfalle anche se non siamo che scafandro. Miscelando il punto di vista della vittima con quello di chi la guarda capiamo lentamente che non è la morte l'unica via d'uscita quando ti resta solo una palpebra da muovere. E anche la miscela di ironia e commozione, realismo e immaginazione, ottimismo e pessimismo, è così ben dosata da accompagnarci in maniera lieve alla scoperta della consapevolezza che finchè ci sono memoria e speranza c'è ancora tanto da emozionarsi. E da vivere. Melenso, eh?

lunedì 18 febbraio 2008

futuro senza innocenza

Epolis di oggi. Ad Agrigento un pedofilo è stato scarcerato e ha stuprato una bambina di 4 anni. Sdegno, rabbia, schifo. C'è un'apertura di pagina corredata dall'opinione di un giornalista. Il mio amico Giambernardo Piroddi, in arte Giambe. Dal quale tutto mi sarei aspettato tranne citazioni bibliche. Al quale tuttavia mi sento di consigliare di essere più accorto in futuro nel trattare l'argomento in questione. Frasi come "ferite non più rimarginabili", "voragini non cicatrizzabili", e "qualcosa si è rotto", non si prestano benissimo alla strenua difesa della vittima. Un abbraccio Giambe, e al prossimo assolo di Kirk.

venerdì 15 febbraio 2008

disclaimer

Avendo manzonianamente saputo che questo blog ha qualche lettore, mi sento in dovere di informare che questo spazio non è già morto ma è solo in affanno. Non trovare alcuna connessione wi-fi nella nuova casa non aiuta. Nè aiuta il caos calmo di questo periodo. Aiuta però Caos calmo di Grimaldi, film al di sotto delle aspettative create dalla favola della panchina romana. Film in cui tuttavia ci sono scene memorabili, in particolare quelle in cui Moretti, mentre la sua società firma un accordo storico, è impegnato a ricordare tutte le compagnie aeree su cui ha viaggiato. O quando si isola dal tavolo delle mamme in competizione per fare l'elenco degli indirizzi in cui ha abitato. Ma l'aura di occasione sprecata prevale su quella di affresco.

sabato 2 febbraio 2008

Io (non) sono leggenda

Il soggetto già non era granchè avvincente: un virus uccide tutti e Will Smith resta l'ultimo uomo sulla terra, guarda un pò proprio a Manhattan. Tanto valeva allora sfruttare per bene l'immagine apocalittica di una New York abbandonata, le cui atmosfere avrebbero potuto trascinare, da sole, l'intero film. Occasione perduta, a differenza, per esempio, del "collega" The day after tomorrow. E meno male che il regista costruisce la pellicola su due piani temporali, quello pre catastrofe e quello post. Sfortunatamente quello pre-catastrofe è nettamente più avvincente di quello post, in cui la lotta tra l'uomo e il virus malefico ti fa venire voglia solo di avere un joypad in mano e di sparare tu. Dice, però Will Smith è bravo. E questo non si discute, ma neanche si discute il fatto che perda malamente il confronto con il co-protagonista, il pastore tedesco Samantha. Buffa, infine, la scelta di dedicare 5 minuti del film all'elogio di Bob Marley, che col suo reggae che illumina il buio sarebbe il precursore non già della libertà ma della lotta ai vampiri. Lui sì che era leggenda.

cloverfield, consigli per la visione

Ci sono cascato anch'io. Come un banalissimo spettatore americano, ho trascorso tremando e rigirandomi quasi tutti i 78 minuti di Cloverfield. Stasera ho vissuto la mia esperienza più allucinante in una sala cinematografica. Mai capitato che non vedessi l'ora di uscire non per la bruttezza del film ma per il suo incedere senza sosta. E' come un lunghissimo attacco d'ansia. Bisogna essere predisposti, per quello. E a chi è predisposto sconsiglio la visione. E sconsiglio di cenare prima del film. Quella telecamera a mano non dà tregua. Ti giri intorno e ti chiedi perchè proprio stasera la platea di tamarri del Med Maxicinema è ammutolita, non commenta, non spezza la tensione. Cerchi gli sguardi, parli al tuo amico, vorresti accendere il cellulare e guardare l'ora, e a volte valuti l'idea di uscire anzitempo. La platea di tamarri, scoprirai alla fine, era ammutolita per i tuoi stessi motivi. La fine del film è un assafà generale, una liberazione per tutti.

Già definito "Godzilla ai tempi di Youtube", Cloverfield è anche The Blair Witch Project ai tempi di Bin Laden. L'horror non è più in un bosco di Burkitsville, tra streghe, totem e impronte di mani di bambini. L'horror è in piena Manhattan, dove un mostro gigante che incarna il fantasma del terrorismo distrugge palazzi e sparge polvere e fiamme a New York. Proprio quello che centinaia di telecamere hanno ripreso durante l'11 settembre 2001. La paura che ti arriva in casa, rovinando le tue abitudini, devastando ciò che è noto, irrompendo nelle breaking news, è così sconvolgente da far passare in evidente secondo piano una sceneggiatura elementare e un cast (saggiamente) anonimo. L'applauso, liberatorio, ci sta tutto.