lunedì 21 gennaio 2008

un eroe in fila


Sono le 14.30 di domenica 20 gennaio, e all'esterno del San Paolo c'è una gran fila per entrare. Partita Napoli-Lazio, settore Distinti. Davanti a me c'è un signore sui 45 anni, ben vestito, che legge Il Mattino. Dietro di me una coda ancora lunghissima. Di fianco, all'improvviso, sbucano sette o otto persone, con due ragazzini a carico. Sono volti che avrebbero fatto la gioia del Lombroso, scavati, vissuti, minacciosi. Volti di persone che non devono fare la fila. Arrivano in gruppo senza troppi scrupoli, ma il signore davanti a me alza gli occhi dal giornale e dice: “C'è la fila”, indicandola col dito. La prima risposta è: “Fatt 'e cazz tuoje”. Ma il signore ripete: “C'è la fila, bisogna fare la fila”. Stessa risposta, ma stavolta condita da un minaccioso “Ma che bbai truvann” e dallo sguardo di sfida di tutto il gruppo. Il signore ripete per la terza volta che c'è la fila, impassibile. E' a questo punto che arriva la risposta giusta: “T'e a sta zitt, chest è Napule, 'a città arò tutt quant fann chell che bbonn e nisciun t' romp 'o cazz, è 'a città cchiù bell' ro munn”. Il signore, per nulla incurante del pericolo, gli mostra la pagina de Il Mattino che stava guardando. C'è un enorme fotone che a stento riesce a contenere i cumuli di immondizia. “Ecco – dice rivolgendosi ai ceffi – ecco cos'è Napoli, la città dove tutti fanno quello che vogliono e nessuno dice niente”. Scacco matto. Una vittoria così palese da insinuare un fugace dubbio anche in quel gruppetto così deprimente di maledetti guappi.

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