lunedì 28 gennaio 2008

i now walk into the wild



(attenzione, si rivela in parte la trama del film)

Probabilmente Sean Penn neanche lo sapeva. Non sapeva che con Into the wild stava mettendo in scena l'Etica di Spinoza molto più di Nelle terre estreme di Jon Krakauer. Probabilmente lo sapeva Christopher McCandless, il neo-laureato la cui storia ha ispirato il romanzo. Sapeva che la sua non era che la ricerca della ultimate freedom, della felicità che "dio ha messo ovunque". E quindi dell'amore intellettuale di Dio. Into the wild si divide in cinque capitoli, proprio come l'Etica spinoziana. Che parte dalla dimostrazione dell'esistenza di Dio per arrivare ad abbracciarlo. Nel film il percorso inizia con la distruzione delle carte di credito e con il falò dei dollari residui. Inizia con una corsa verso il Nord, l'Alaska, la cui purezza le conferisce i caratteri della divinità. Una corsa che come nella bibbia di Spinoza intercetta la natura, gli affetti, la libertà umana. Il viaggio viene scandito dai simboli incontrati lungo il percorso, che il protagonista incide sul cuoio della sua cintura. Ma mentre i simboli aumentano, nell'altro senso aumentano anche i fori per tenere in piedi i pantaloni. Più si va al Nord, più si riduce la necessità di un giro vita. McCandless se ne accorge troppo tardi. Quando capisce che happines only real when shared è già stato divorato dal veleno di una pianta. Ma il ricongiungimento con Dio è compiuto.


Il viaggio pensato da Sean Penn si pone a metà strada tra i paesaggi canadesi de La rabbia giovane di Terrence Malick (con cui ha lavorato ne La sottile linea rossa) e quelli rarefatti di Dead man di Jim Jarmush. Emile Hirsch e Kristen Stewart sembrano proprio i Martin Sheen e Sissey Spacek di 35 anni fa. E anche la colonna sonora di Eddie Vedder e Kaki King è più vicina alle atmosfere malickiane rispetto all'allucinata chitarra di Neil Young che scandisce il lento avvicinarsi alla morte di Johnny Depp-William Blake. Into the wild differisce da entrambi i film per la premessa: non è un omicidio a dare il via alla ricerca della libertà, ma una scelta. La scelta di "staccarsi dal reale". Quasi ironicamente Vedder canta Society hope you're not lonely without me, mentre il protagonista, che per il viaggio aveva deciso di chiamarsi Alexander Supertramp, impara finalmente, grazie all'Alaska, grazie a Dio, a "chiamare le cose con il proprio nome". A cominciare dal suo: Christopher McCandless.

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